Jean Donovan

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I want to get closer to Him, and that’s the only way I think I can.”

 

Jean Donovan, giovane donna americana sulle orme di Romero

              

Papa Francesco canonizzerà il prossimo autunno, durante il sinodo sui giovani, il vescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero.

Pastore vicinissimo al suo popolo, durante la dittatura militare Romero richiama i valori di coscienza del Vangelo. Le sue parole forti e autentiche, pronunciate durante le omelie, faranno di lui una persona scomoda. Alle celebrazioni eucaristiche di Romero, tra i fedeli, vi è Jean Donovan.                                              

Jean ha 26 anni, è americana e giunge a San Salvador come missionaria laica durante l’estate del 1979. Ha una laurea in economia all’università di Cleveland, è fidanzata e ha lavorato come consulente esecutivo per Arthur Andersen. Quando viene a sapere che la sua diocesi ha un progetto missionario in El Salvador, sente un profondo richiamo. Lascia la carriera manageriale, che già le si prospetta, e inizia una formazione presso la società per le missioni estere degli Stati Uniti detta Maryknoll. Ben presto raggiunge la sua concittadina suor Dorothy Kazel nella parrocchia di La Libertad dell’arcidiocesi di San Salvador. Il suo compito è il coordinamento della Caritas locale, ma oltre alla gestione dei libri contabili, Jean è subito coinvolta da Dorothy nella distribuzione del cibo ai poveri e ai rifugiati come anche nelle lezioni di educazione famigliare. In mezzo a tanti bisogni e a tanto lavoro Jean resta salda interiormente. Tutto precipita con l’assassinio di Romero (24 marzo 1980): Jean e Dorothy vegliano le spoglie del loro vescovo e assistono ai funerali, durante i quali la grande folla presente viene attaccata dalle forze di sicurezza causando 44 morti. Jean è molto toccata dalla situazione: la repressione subisce una recrudescenza, gli amici sono uccisi da squadroni della morte e la guerra civile sembra fuori ogni controllo. Soprattutto gli esponenti della Chiesa vengono presi di mira. Lei e Dorothy girano per le strade di San Salvador in soccorso ai bisognosi, a bordo del loro furgone, esponendosi a ogni tipo di pericolo. Tutto questo mette a dura prova la sua fede: “il perdurare di questa situazione è forse la maniera con cui Dio ci conduce nel deserto per prepararci all’incontro con lui e ad amarlo pienamente.” Rientra per sei settimane negli Stati Uniti, visita i genitori e il fidanzato a Londra. Si sorprende in preghiera, una preghiera prolungata e profonda che chiede risposte a timori e paure, che chiede consolazione, discernimento e che pian piano si fa dialogo trasformante. Torna a San Salvador dove è in atto un bagno di sangue. Le vittime sono i più poveri di cui Jean si fa carico e le cui vite le scavano dentro:” Non so veramente come il povero possa sopravvivere. Le persone nella nostra posizione devono veramente morire a sé stessi e alla loro ricchezza per guadagnare la spiritualità del povero.” La sua attività non passa inosservata, i suoi spostamenti sono osservati. Pensa di nuovo di tornare a casa, per sempre. Ma i volti dei bambini salvadoregni, così bisognosi di tutto la trattengono là dov’è. Il giorno 2 dicembre 1980, Jean e Dorothy si recano all’aeroporto di San Salvador con il loro furgone: devono andare a prendere altre due suore, Ita Ford e Maura Clarke, amiche di Maryknoll, che già operano a San Salvador e che rientrano da un ritiro in Nicaragua. Subito dopo essere partite dall’aeroporto sono fermate dai soldati e sequestrate. I quattro corpi trucidati sono ritrovati in una fossa comune due giorni più tardi. Jean aveva solo 27 anni. La sua vita resta per noi testimonianza di una chiamata vissuta fino in fondo, in autenticità e pienezza, attraverso un cammino di povertà e abbandono fiducioso.

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