Marguerite Barankitse

Marguerite Barankitse son action au Burundi recompensee

Marguerite Barankitse: l’angelo del Burundi

In un paese dove il perdono è considerato una debolezza addirittura infamante, lei ripete che non esiste un futuro senza perdono. Tanta forza le viene dal ricordo di Gesù sulla croce quando dice “perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Marguerite (Maggy) Barankitse ha 23 anni quando una mattina dell’ottobre 1993 affronta una banda di guerriglieri decisi ad entrare nell’arcivescovado di Ruyigi, in Burundi, dove lei è insegnante e dove si sono rifugiate 72 persone, per lo più bambini. La sua determinazione non calma gli assassini spiritati che in pochi minuti la immobilizzano e la obbligano ad assistere all’uccisione di tutte le 72 persone a colpi di machete. Fra dolore e disperazione si rivolge a Dio. Poi, come in un miracolo, vede la sua figlioccia, Chloe, rifugiarsi tra le sue braccia, sopravvissuta all'inferno "in quel momento ho ricordato le parole di Gesù “Sarò con voi fino alla fine del tempo, non abbiate paura”. Ho sentito una grande forza e ho capito che l'odio non poteva vincere". Inizia quel giorno, con Chloe e altri venticinque bambini orfani la storia di Maison Shalom. Dopo un mese i bambini sono duecento. Piccoli traumatizzati, feriti, violentati, sofferenti di gravi forme di insonnia, ossessionati dalle immagini di vicini diventati improvvisamente carnefici.
Incurante delle minacce alla sua stessa vita, Maggy sceglie di vivere con loro, con i bambini di ogni gruppo etnico e nazionalità. Per contrastare l’orrore della guerra civile e la morte crea un luogo di divertimento: un cinema, una piscina, una sala per le feste dove la gente può apprezzare le meraviglie della vita. Poi una biblioteca, una scuola, un centro per istruire le madri e i bambini a prevenire l’AIDS. La sua opera prosegue con una cooperativa e una fattoria dove si insegna a coltivare di tutto, a nutrirsi in modo sano e conveniente, a costruire case degne da tenere pulite per combattere la malaria e una maternità. L’impegno di Marguerite si rivolge a tutti ma si appoggia soprattutto sulle donne alle quali insegna a pianificare la famiglia, di cui sono reali custodi. Le donne lavorano nei campi e su di esse interviene con un progetto di microfinanza. Da “quel” giorno trova il tempo per pregare e raccogliersi: “ Ma a volte io e Dio non ci capiamo: io gli dico: non capisco come mai mi hai dato dei fratelli criminali, vigliacchi, ipocriti. Ma lui mi risponde che mi ha dato dei fratelli e delle sorelle straordinari e che devo trovare la forza in ogni volto che incontro”. Nella preghiera del mattino chiede: ”Signore, fai risplendere le tue meraviglie e fai in modo che io non ti sia d’ostacolo”. Il progetto di Marguerite si ingrandisce sempre più: alla Maison Shalom sono attivi tanti tra i suoi primi “figli” e vi sono accolti oggi anche i suoi “nipoti” oltre che gli orfani dell’AIDS , gli ex bambini soldato, i bambini di strada e i bambini nati in carcere. Il suo operato riceve molti riconoscimenti internazionali. Le autorità burundesi le concedono il passaporto diplomatico e la chiamano la “Mamma nazionale”. Grazie al sostegno ricevuto Maggy costruisce altri centri Maison Shalom in Burundi in Congo, Ruanda e nella regione dei Grandi laghi.

Quello che faccio non è il mio lavoro, ma l’opera di Dio. Io sono soltanto uno strumento per comunicare l’amore di Dio; la nostra chiamata è renderlo visibile”.

Bibliografia

Christel Martin, Madre di diecimila figli, Piemme 2010

Sitografia

Un Bof. Intervista a Marguerite Barankitse: https://www.youtube.com/watch?v=qjFqfb_zcQM

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