Dorothy Day

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Serva di Dio

 

Tra le quattro persone di rilievo che Papa Francesco ha evocato davanti al congresso degli Stati Uniti nel settembre 2015 vi era anche lei: Dorothy Day, cattolica e Serva di Dio.

La svolta decisiva nella vita di Dorothy avviene quando, al fianco del suo amatissimo compagno, aspetta un bambino. Uno splendido regalo per lei che pensa di essere rimasta sterile dopo un aborto malamente eseguito. Fino a quel momento la sua è una vita disordinata, dispersiva e perfino peccaminosa, ma costante nella vicinanza militante accanto ai poveri. Già a 15 anni nutre la certezza che “la mia vita sarebbe stata unita a loro (a quella dei poveri e degli operai); i loro interessi sarebbero stati i miei: avevo ricevuto una chiamata, una vocazione, una direzione da seguire nella vita”. Nata a Brooklyn nel 1897, durante gli studi a New York si iscrive al partito socialista e frequenta gruppi anarchici e circoli pacifisti. Una scelta, questa, determinata anche dalla delusione per l’incoerenza dei cristiani: “I bambini hanno un modo diretto e semplice di dire e vedere le cose. E io non vedevo persone che si toglievano il mantello per darlo ai poveri. Non vedevo nessuno che desse un banchetto invitando zoppi, storpi e ciechi”. Decisa a lottare , Dorothy abbandona l’università e lavora in alcune redazioni di giornali, dove per pochi soldi può portare avanti le sue inchieste e le sue denunce. Partecipa alle manifestazioni, viene ripetutamente arrestata e gettata in carcere. In questi duri momenti legge i Salmi, che la catturano nell’intimo fin dalla prima giovinezza. Quando dà alla luce Tamar Teresa, vuole il battesimo per la bambina, certa che solo questo può garantirle la grazia della fede. Ma il suo compagno rifiuta: Dorothy deve scegliere tra l’amore per Dio e l’amore per l’uomo. Sceglie Dio e vive in solitudine tutto il suo cammino di conversione. Abbandonata anche dagli amici, le sembra tuttavia che nella Chiesa c’é troppo poca cura per la giustizia: “dove sono i preti che lasciano novantanove buoni parrocchiani per cercare quello che si è smarrito, per curare quello che si è ferito?”. Incontra Peter Maurin, attivista cattolico francese, e insieme fondano il giornale The Catholic Worker (Il Lavoratore Cattolico). Dorothy scrive delle più urgenti questioni sociali causate dalla “Grande Depressione” e propone una parola impregnata di speranza cristiana alle ingiustizie, scuotendo anche le coscienze abitudinarie di molti cattolici. Presto i suoi articoli diventano un punto di riferimento per molti (operai, cattolici e non, e anche per molti preti) e fanno di Catholic Worker un movimento di opinione e di coscienze. Ma Dorothy non scrive solamente: è fisicamente sempre presente, a costo di essere arrestata, durante le manifestazioni contro ogni ingiustizia che ferisca l’uomo, in cui lei vede Gesù. Con questo spirito insieme a Peter apre pian piano case di ospitalità nelle principali città americane dove operano giovani volontari laureati disoccupati, con la regola di amare nei gesti e non nei sogni. Dorothy si sente madre di quel popolo di volontari e diseredati e le sue case vengono presto costruite in tutto il mondo dandole una notorietà mai cercata né desiderata. Inizia così a viaggiare e incontra anche Madre Teresa con la quale stringe una forte amicizia. Muore nel 1980, carica di riconoscimenti prestigiosi ma fedele alla sua vocazione originaria: ”Non chiamatemi santa: non voglio essere liquidata così facilmente!”

 

Bibliografia:

Dorothy Day, Una lunga solitudine. Autobiografia, Jaca Book, Milano 2002

Antonio Sicari, Il nono libro dei ritratti di Santi, Jaca Book Reprint, Milano 2015

 

 

 

 

 

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