Sinodo sui giovani 2018 - Occorre mettere a tema le diversità

Giovani

di Beatrice Brenni, Spighe, gennaio-febbraio 2019

Alla fine dello scorso mese di ottobre, alla chiusura dei lavori sinodali, è stato consegnato il Documento Finale (quello votato dai partecipanti aventi diritto), un percorso lungo 167 punti di riflessioni, desideri e decisioni. Fin dalle prime righe si intuisce l’apertura del cuore che ha accompagnato le giornate degli incontri: la presenza dei giovani alle riunioni ha portato luce e aria fresca. La lettura del Documento è davvero appassionante, stupefacente. Colpisce la franchezza e il coraggio dell’esposizione dei temi più delicati. Solo lentamente, con lo scorrere dei paragrafi, si nota il persistere dell’utilizzo del sostantivo plurale maschile: i giovani. Così pure nei media o sui social. Davvero i giovani sono una categoria compatta e indifferenziata? Probabilmente guardando ai giovani ticinesi possiamo pensare di si, finché, appunto, sono giovani e maschi e femmine crescono insieme, con la stessa possibilità di accesso alle scuole, alle associazioni sportive, alle lezioni di musica. Si ritrovano negli stessi bar la sera e condividono magari anche lo stesso tempo nel volontariato, nelle pastorali o nell’Azione Cattolica. Si sentono diversi da noi adulti e questo probabilmente li coalizza a gruppo compatto e indifferenziato. Eppure la differenza c’è e se si è realisti bisogna ammettere che nella società e nella Chiesa a uomini e donne è riservato un destino diverso, e a volte questa consapevolezza ci raggiunge, quasi come un brusco risveglio, quando ci si sposa o si diventa genitori, oppure sul lavoro o se si sceglie di entrare in politica oppure ancora se si vive una vita consacrata. La vita di una mamma è diversa dalla vita di un papà, la vita di un consacrato è diversa dalla vita di una consacrata, per i single lo stesso. Sia per come è vissuta nella propria interiorità, ma anche per come la si vive nelle relazioni. Per uomini e donne vi sono ruoli predefiniti , consolidati dalla tradizione, che ancora condizionano il vivere insieme. Occorre tematizzare queste reali differenze con i giovani e le giovani, magari rimettendo in gioco i ruoli per non rischiare di mistificare e idealizzare qualsiasi vocazione, portando uno scollamento dalla realtà. Occorre tematizzare questa diversità (uomo-donna) perché solo riconoscendosi diversi, e accogliendosi tali, si costruisce il dialogo autentico, quello vero, che produce reciprocità: la vera sfida aperta anche per il futuro, a cui le nuove generazioni sono chiamate a partecipare più di quanto pensino, sempre e di nuovo. Auguri a tutti!

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