domenica 16 febbraio: Chi é senza peccato.....(Gv 8, 1-11)

adultera

Gesù, scendendo dal Monte degli Ulivi dove aveva trascorso la notte, si reca nel tempio, dove in molti sono venuti per ascoltarlo. Qui lo raggiungono anche scribi e farisei che sospingendo davanti a loro una donna colta in atto di adulterio, gli chiedono di prendere posizione su quanto dice legge di Mosé rispetto a questo reato. Più che il sincero desiderio di ascoltare la spiegazione di Gesù, la loro volontà è di cogliere anche lui, come la donna, in flagranza di reato rispetto alla legge. Gesù da un lato, i farisei e gli scribi dall’altra: nel mezzo una donna. Gesù sa che qualsiasi cosa che dirà, verrà usata contro di lui. La tensione che si crea è palpabile. Immaginiamo il tempio avvolto in un silenzio teso, assoluto. Anche Gesù tace e -seduto per terra- traccia con il dito dei segni sulla sabbia. Un gesto che sembra trascurabile: perché Giovanni ha ritenuto di dovercelo raccontare? Forse, allora, è importante. Mentre gli sguardi degli scribi e dei farisei e immaginiamo anche quelli della folla presente nel tempio, indugiano sulla donna, forse succintamente vestita, sicuramente terrorizzata, Gesù non la guarda. Il suo sguardo è concentrato sui tratti che disegna nella sabbia. E forse piano piano anche gli occhi dei presenti iniziano a seguire quei tratti, pensando che la risposta prenderà  forma proprio da lì: da quella sabbia, da quel dito. L’attenzione passa dalla donna, a quel dito. Un dito che non indica. Non si rivolge contro nessuno. Neppure contro gli scribi e i farisei, quando rompendo il silenzio, dice: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Gesù non condanna. Né chi è stato colto in flagranza di reato né chi, servendosi di una donna, vuol cogliere Gesù in contraddizione con la Torah.  Sulla scena ricade il silenzio. Uno dopo l’altro, gli accusatori se ne vanno. Rimasto solo con la donna, non prima di essersi alzato, però, le rivolge la parola chiamandola “Donna” -lo stesso appellativo con cui si era rivolto alcune settimane prima a sua madre, durante le nozze di Cana- regalando a lei che era stata portata al tempio per condannarla a morte, l’occasione di una nuova vita, a cui andare incontro ora e subito. 

 

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