Essendo molto amica dei cani...

prossima pandemia vostro cane

di Corinne Zaugg, Corriere del Ticino, 30 gennaio 2019

Essendo molto amante dei cani, il mio occhio è stato subito catturato dal titolo di una lettera, apparsa mercoledì 9 gennaio sul CdT, che riportava: “Amico e tollerante, il cane è unico”.

Lo scrivente poneva una domanda iniziale: “Vi siete mai chiesti perché oggi si vedono tanti uomini soli che invece di una moglie hanno un cane?” Già la domanda posta in questi termini, mi ha un po’ stupita: si può avere cane e moglie, senza che la scelta comporti alcun aut aut. Procedendo nella lettura, il mio stupore si è tramutato in sconcerto: il cane - si legge nella lettera - presenta molti vantaggi rispetto alla moglie perché il cane dorme per terra, puoi dare via i suoi cuccioli quando nascono, ti trova divertente quando sei alticcio, non ti chiede dove sei stato quando rincasi tardi, adora essere portato a spasso nel rimorchio della camionetta e anche nel portabagagli, non si arrabbia quando sente su di te un altro odore”.

Io capisco che ci sono momenti della vita di una persona in cui magari per una ferita recente o una storia personale, si possa provare risentimento e che si possa esprimerlo in uno scritto. Quello che veramente trovo fuori luogo è un testo così profondamente misogino, venga reso publbico. La spiegazione più innocente che riesco a darmi, è che lo si sia trovato divertente. Ma ridere o sorridere di queste trovate, mi sembra scandaloso oltre che pericoloso. Quando è di alcune settimane fa la notizia che un uomo per umilare la moglie l’ha portata in strada, con un guinzaglio al collo. L’ uomo è stato arrestato e condannato a quattro mesi di reclusione. Nessuno lo ha trovato divertente. In Italia, ogni 72 ore una donna muore uccisa da chi l’ha amata o forse è meglio dire, da chi con questa donna ha avuto una relazione. Mentre per restare in Svizzera, ogni anno sono una trentina le vittime della violenza domestica e ogni settimana, sempre in Svizzera, si registra un tentato omicidio, sempre nello stretto ambito familiare. Ora, una lettera come questa, forse avrà strappato anche qualche sorriso nei bar o tra colleghi maschi, ma quanto male ha fatto a chi si occupa di donne maltrattate, di famiglie sfasciate, di minori allo sbando? A chi lavora con le donne per cambiare gli stereotipi di genere, infondere autostima, ricucire ferite, superare traumi e far crescere nuove generazioni di adulti (uomini e donne) capaci di incontrarsi su un terreno di rispetto e capaci di costruire famiglie dove ci si confronta e si dialoga nel rispetto e nella pari dignità? Quanto male questa lettera, ma soprattutto la decisione di pubblicarla, ha fatto alle donne che ancora una volta hanno dovuto leggere parole offensive, banalizzanti, irridenti sul loro essere donne e mogli? E’ vero che le lettere pubblicate non impegnano in alcun modo il giornale, ma esiste anche la responsabilità del giornale nel decidere cosa pubblicare.

Tutto questo non fa che dimostrare quanto il cammino di presa di coscienza e accettazione delle reciproche differenze, sia ancora lungo per gli uomini quanto per le donne e quanto superi, la mera questione della parità salariale.

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